R.Moretti, Argenta Gap. L'ultima battaglia della campagna d'Italia, Aprile 1945, consulenza editoriale di Maurizio Pagliano, Mursia, Milano, 2005, pp. 390, Euro 19,50.Il 1° aprile 1945 il XV gruppo di armate alleate in Italia, al comando del generale Mark Clark, iniziò l'offensiva contro il gruppo d’armate “C”, comandato dal generale Heinrich von Vietinghoff. La sproporzione delle forze in campo non ammetteva dubbi sull'esito di questo attacco finale: si trattava solo di vedere in che modo la vittoria sarebbe stata conseguita. In altre parole si sarebbe potuto verificare se i piani, elaborati dal comando alleato nei mesi invernali, fossero i più idonei ad annientare le forze nemiche nel più breve tempo possibile, con perdite minime ed evitando inutili distruzioni.
Le difese approntate dai tedeschi erano imperniate sulla parte residua della Linea Gotica (dal mar Ligure, seguendo la dorsale appenninica, fino alla valle del Senio) e sulla Linea Gengis Khan (dall’Adriatico lungo i fiumi Reno, Senio e Idice) dietro la quale era stata creata l’Argenta Gap. Così era chiamara dagli inglesi l’ampia zona tra le valli di Comacchio (a est) e quelle di Marmorta (a ovest), attraversata in lunghezza dalla strada n. 16. Quelle terre erano state sistematicamente allagate o minate dai tedeschi, per cui era rimasto uno stretto passaggio (gap) verso il Nord facile da difendere e inadatto all’impiego dei mezzi corazzati.
La battaglia dell’Argenta Gap (1-19 aprile 1945) è ritenuta uno degli episodi cruciali e conclusivi della campagna d’Italia sul fronte della 8a armata, al comando del gen. Richard McCreery, il cui obiettivo era di far arrivare al più presto le proprie truppe al Po e qui sconfiggere i tedeschi. Dopo un lungo lavoro di ricerca negli archivi, con interviste ai superstiti degli opposti schieramenti e attraverso le testimonianze degli abitanti di Argenta, questo libro si propone di dare un quadro esauriente di quella battaglia. L’autore si chiede perché le forze dell’8a armata abbiano diretto il loro attacco principale proprio contro il settore in cui i tedeschi si sentivano più forti, una decisione che comportò molte perdite fra i combattenti e i civili, con enormi distruzioni in tutta l’area. Alla base di quegli eventi ci furono due fondamentali errori.
Il primo venne commesso dai tedeschi. I comandanti del gruppo di armate “C”, prima Kesselring poi von Vietinghoff, non volevano combattere la battaglia decisiva a sud del Po, rendendosi conto del pericolo che le loro divisioni avrebbero corso, con quel fiume alle spalle e tutti i ponti distrutti. Ma le richieste di attuare una maggior flessibilità nella condotta delle operazioni, e preparare il ritiro a nord del Po, furono sempre respinte dall'alto comando, che esigeva la difesa di ogni palmo di terreno. Quando, alla fine della guerra, Clark chiese al generale Frido von Senger perché si fossero fatti massacrare a sud del Po, questi rispose con una parola: «Hitler!».
Il secondo errore venne compiuto dal generale McCreery, comandante dell'8a armata. Le direttive dei comandanti del XV gruppo di armate (prima Alexander e poi Clark) prevedevano che la pressione principale dell'8a armata dovesse essere attuata non attraverso gli acquitrini e gli insidiosi campi minati dell'Argenta Gap, ma verso Massalombarda e Budrio (cioè a nord di Bologna). Questa direzione non presentava campi minati e, con i suoi terreni più compatti, avrebbe permesso l’impiego dei numerosi mezzi corazzati di cui gli Alleati disponevano. Invece McCreery volle mettere in atto un proprio piano: si proponeva di aggirare Argenta da est, attraversando le valli, con anfibi ( i cingolati LVT o «Fantail»). Come riteneva il comando inglese, essi avrebbero potuto illusoriamente «trasformare le valli di Comacchio da ostacolo a strada maestra», contando anche sulla sorpresa che quelle grandi imbarcazioni avrebbero suscitato.
In questa scelta interferivano pure questioni di rivalità: McCreery temeva che un suo attacco a nord di Bologna potesse facilitare l'avanzata della 5ª armata americana del gen. Lucian Truscott verso il Po, con il quale avrebbe dovuto dividere il merito della vittoria. Ma le fanterie inglesi rimasero bloccate per cinque giorni a Fiorana (Bando), dove gli anfibi non erano riusciti a superare gli argini di un piccolo canale (la Canaletta di Bando). L'operazione «Impact Royal» fallì nei suoi obiettivi, l'operazione «Impact Slam» fu annullata e l'avanzata fu ritardata, con gravi perdite e distruzioni in tutta l'area. D’altra parte, se la lunga colonna degli LVT (un centinaio) fosse riuscita a proseguire, avrebbe offerto il fianco al fuoco del nemico (il II battaglione del 15° reggimento, 29ª divisione Panzer Grenadier) che attendeva il momento più proprizio per reagire, avendo a disposizione 3-5 carri armati con cannoni da 75, oltre a mortai e mitragliatrici. A quel punto il massacro avrebbe assunto dimensioni assai più gravi, a conferma del fatto che il piano era errato. Quel battaglione era comandato dal capitano Horst Frickinger, poi diventato generale, che ci ha testimoniato di aver controllato in silenzio i movimenti degli anfibi e di aver ordinato di aprire il fuoco solo quando i mezzi, dopo una lunga sosta, ricevettero l'ordine di dirigersi verso la riva.
Una decisione insensata fu l'impiego dei bombardieri strategici (i Liberator B-24 del «205 Group RAF») lungo l'asse Bastia-San Biagio-Argenta-Portomaggiore. Ai soli bombardamenti notturni parteciparono 264 Liberator, che sganciarono complessivamente circa 700 t di bombe dirompenti e incendiarie. I bombardamenti, con la collaudata tecnica dell’area bombing e con l’impiego di bombe fino a 2000 libbre e di spezzoni incendiari, non potevano recare vantaggi all'avanzata delle truppe, né provocare alcuna diminuzione della capacità combattiva dei tedeschi. In quelle cittadine infatti non vi erano i presunti «concentramenti di truppe», né «depositi di scorte o di munizioni», come affermavano le istruzioni date ai piloti dei bombardieri. Le postazioni di difesa erano dislocate in campagna, ben mimetizzate lungo gli argini dei corsi d'acqua, nè quei bombardamenti potevano intaccare la pericolosità degli estesi campi minati. Nella notte dall’11 al 12 aprile il comando tedesco aveva fatto accorrere in questa zona dal Veneto i due reggimenti della forte 29a divisione, ultima riserva disponibile.
Gli inglesi dicevano: «safety first»: cioè nelle operazioni essi anteponevano sempre la sicurezza e preferivano l'impiego di materiale (aerei e artiglieria) prima di far avanzare gli uomini. Ma quelle distruzioni non contribuirono a salvare la vita dei soldati: nel cimitero di guerra dell'Argenta Gap sono sepolti 625 caduti del Commonwealth, dei quali oltre 500 deceduti in quella battaglia. Le perdite tedesche ammontarono a circa 400 uomini, che riposano nel cimitero di guerra di Costermano (VR), mentre le vittime civili (morti e feriti) del comune di Argenta furono circa 1000. Nell'Appennino bolognese, gli americani della 5a armata riuscirono ad arrivare al fiume Po il 22 aprile. Precedettero gli inglesi di un giorno, nonostante avessero iniziato l'offensiva cinque giorni dopo, fossero partiti da posizioni più lontane e disponessero di forze nettamente inferiori a quelle degli inglesi. Fu questa una ulteriore dimostrazione che il piano di McCreery era errato. Senza contare che, a protezione di Bologna, erano state create dall'esperto generale Von Senger difese molto valide, con alcune delle migliori divisioni tedesche.
Per concludere, nella primavera del 1945, lo scontro decisivo stava avvenendo in Germania, non in Italia, dove la battaglia finale poteva essere vinta anche senza sparare un colpo, con appena qualche giorno di ritardo. Ma in Italia non si potevano lasciare intatte le armate di von Vietinghoff, le quali avrebbero potuto un giorno ricreare la leggenda dell’invincibilità tedesca. La decisione corretta di annientare nella pianura padana le forze del gruppo d’armate “C”, venne realizzata da McCreery secondo un piano inutilmente complicato ed errato, che comportò ritardi di diversi giorni nella corsa verso il Po, numerose vittime civili e militari, oltre a immotivate distruzioni. Tuttavia a chi vince una battaglia, per di più l’ultima di quella guerra, non si ha il coraggio di chiedere conto degli errori commessi.
The battle of the Argenta Gap (1-19 April 1945) is mentioned in all histories of the Italian campaign and marked the spring offensive of the 8th British Army. The author of this book, after years of archive research, interviews with veterans of both armies and testimonies from survivors, describes in details the background and the events of this battle.
During the winter months the German troops in Italy had reinforced their defences, based in the west on what was left of the Gothic Line (from the Ligurian Sea, along the Apennines, to the valley of the river Senio), in the east on the Genghis Khan Line (from the Adriatic along the Reno, Senio and Idice rivers). To consolidate this latter front, the so-called Argenta Gap had been created, the name by which the British forces referred to the area lying between the Comacchio marshes and the Marmorta marshes, along the river Reno and main road n.16. Since the autumn of 1944 the Germans had closed down the pumping stations used for land reclaim, so the low grounds were flooded and the higher areas turned into minefields. In this way, through Argenta, a narrow gap to the North was created which was difficult to break through.
One may wonder: why did the commander of Army Group C, General von Vietinghoff, leave his divisions to defend the Senio line, knowing that this decision would have led to certain defeat? One may also ask: why did General McCreery, in the presence of a more plausible alternative, decide to direct the attack through the Argenta Gap, one of the strongest points of the Genghis Khan line of defence?
As Moretti writes, two astounding errors preceded this battle. The first was committed by the Germans: both Kesselring and von Vietinghoff, aware of the danger their troops were running, requested from General Headquarters (OKW) greater flexibility in conducting operations, in order to prepare the retreat to the north of the river Po. Hitler, however, demanded the defence of every inch of land, thus condemning his divisions to a disastrous defeat. The second error was committed by McCreery, commander of the 8th British Army. He took no heed of the opinion of, first, Alexander and then Clark, who thought that the main offensive should have been made not through the marshlands and minefields of the Argenta Gap, but further west, along the Massalombarda-Budrio line. This direction would have allowed for use of their superior armoured vehicles and a more rapid advance.
McCreery wanted to carry out his complicated plan which consisted of by-passing Argenta from the east with fleets of tracked amphibious vehicles (LVT).These proved to be unsuitable for the muddy shallows of the marshlands and were unable even to get over the banks of a small canal at Fiorana (Bando): here a strong garrison of the 29th Panzer Grenadier division destroyed about 15 vehicles and held up for five days the infantry of the 56th division, leading to the failure of the Impact Royal operation. On the other hand, if that column of LVTs (about one hundred) had succeeded in getting through, it would have offered its flank to enemy fire, which had at its disposal, at Fiorana, three-five tanks with 75 mm cannons, so there would have been an even greater massacre, confirming that the plan was unfeasible.
In the author’s opinion, a senseless decision was made in the tactical use of strategic RAF bombers along the axis of Bastia-Argenta-Portomaggiore, where, during night-time bombardments, about 700 tonnes of explosive bombs and firebombs were dropped, leading to destruction amounting to 75-80% and dozens of deaths. In these towns there were no presumed «troop concentrations» nor «supply and ammunition dumps»: the defence positions had been constructed in previous months in the countryside and along the banks of the waterways. Such bombardments could not affect the peril of the minefields or the flooded land, nor could they break the communication line with the front as there were alternative roads. If the battle of the Argenta Gap was a historical event, this was due to the strength of the 29th division: despite arriving late on the battlefield, with its available armoured vehicles and the determination of its men, it was able for some days to halt the advance of the 8th British Army.
On the front of the 5th Army, the Americans, once they had overcome the substantial defences of the Apennines, reached the Po on 22 April, one day ahead of the English, in spite of the fact that they had started the offensive five days later, setting out from positions further away and clearly had fewer forces, this being a further demonstration that the plan of McCreery was a mistake. In the war cemetery of the Argenta Gap, set up by the English in this town on the spot where, on 19 April, the battle ended victoriously, 625 soldiers of the Commonwealth are buried, of which about 500 died in the battle thus named. The Germans suffered about 400 losses, buried in the war cemetery of Costermano (VR), while the civilian victims (died, wounded, missing) of the Argenta Gap amounted to about 1000. This book received favourable reviews in the press and leading journals of military history.
Recensioni
Il nuovo Corriere Padano, giugno-luglio 2005. L’autore del libro, Rino Moretti, con un lungo e meticoloso lavoro di ricerca, dipinge con efficacia e realismo il quadro dell’ultima battaglia della campagna d’Italia.
Rivivere la Storia, luglio-agosto 2005. È un libro da leggere perché l’Argenta Gap è su tutte le cartine militari della seconda guerra mondiale. Strategie, errori e ricordi dei sopravvissuti, per conoscere una pagina fondamentale del conflitto in Italia.
Panorama Difesa, agosto-settembre 2005. Il libro è ben strutturato, ricco di informazioni eppure mai noioso. Si fa particolarmente apprezzare l’uso alternato delle fonti cartacee e di quelle orali – raccolte dallo stesso autore – che danno grande efficacia alla narrazione, oltre a essere il modo migliore di raccontare la storia. Il racconto della battaglia occupa le prime 216 pagine (bellissimo l’ultimo capitolo "Politica e strategia"), mentre le restanti, quasi la metà dell’intero volume, sono riempite da ben 11 appendici, una dozzina di cartine, 8 pagine di foto fuori testo, un glossario molto utile e la nutrita bibliografia. In definitiva, un lavoro eccellente destinato a rimanere e che per questo si fa perdonare il prezzo.
Storia & Battaglia, settembre 2005. Nelle ultime fasi della campagna d’Italia, la stretta di Argenta rivestiva un ruolo importante sulla strada per Venezia e il Nord, dato che il fronte si sviluppava in quell’area fra paludi e campi minati difficili da superare. Quelle drammatiche settimane sono illustrate con precisione e dovizia di particolari, per quanto riguarda i militari impegnati in questi duri scontri, ma anche riguardo al ruolo della popolazione civile, che si trovò in mezzo ai due fuochi.
Aeronautica &Difesa, settembre 2005. La battaglia finale di questa campagna fu lo scontro per il passaggio della strozzatura che gli inglesi chiamarono Argenta Gap. A questo tema si è dedicato Rino Moretti che, interessato da sempre alla storia della sua città, ha voluto scrivere questa approfondita e circostanziata analisi della battaglia nella quale la cittadina emiliana rimase distrutta per oltre il 70% ed ebbe quasi 1.000 morti. Il suo approfondimento è notevole, con una dozzina di cartine e molte tabelle riassuntive della composizione delle forze in campo. La battaglia di Argenta, infatti, negli ultimi giorni dell’aprile 1945 vide contrapposte ingenti forze degli Alleati, dei tedeschi e degli italiani. Il libro di Moretti è assolutamente consigliabile a chi voglia un’informazione completa delle vicende italiane nella Seconda Guerra Mondiale.
Storia Militare, ottobre 2005. L’autore di questo volume si è avvalso non solo di una vasta bibliografia sull’argomento, ma ha svolto anche approfondite ricerche d’archivio, affiancate da interviste a testimoni dei fatti narrati, per arrivare a esporre in modo dettagliato ed esauriente un’operazione militare complessa quale fu quest’ultima "spallata" degli Alleati alle forti difese tedesche sul fronte italiano. Un’opera, nel suo complesso, ben strutturata e di sicuro interesse per gli studiosi e gli appassionati di storia militare.
Rievocare, novembre-dicembre 2005. Il resoconto della battaglia dell’Argenta Gap è fatto in modo esauriente e comprensibile, con un uso alternato da parte dell’autore Rino Moretti, originario di Argenta e quindi legato sentimentalmente ai luoghi dove si svolse la battaglia, di fonti documentarie e di ricordi di testimoni. Si segnala l’ultimo capitolo, "Politica e strategia", come importante analisi della tecnica difensiva attuata da Kesselring nella campagna d’Italia, gli errori commessi dai comandi anglo-americani e il progressivo spostamento del baricentro decisionale dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. Completano il libro 11 appendici, una dozzina di cartine, 8 pagine di foto, un glossario e la nutrita bibliografia.
La Nuova Ferrara, 31 gennaio 2006. Argenta fu distrutta inutilmente. «Fu un’inutile dimostrazione di forza: il fatto è che il generale Richard McCreery era incapace di formulare un piano che con il minimo di vittime e distruzioni conseguisse una vittoria che, vista l’enorme sproporzione delle forze in campo, era già certa». Queste considerazioni Moretti le ha scritte nel suo libro Argenta Gap, l’ultima battaglia della campagna d’Italia, aprile 1945.
La Libreria Militare, aprile-giugno 2006. Viene descritto l’ultimo scontro campale della campagna d’Italia prima del collasso finale del fronte. Le vicende sono ricostruite sulla base di una copiosa documentazione ufficiale e numerosi vividi ricordi di reduci e abitanti di quei luoghi. Un piccolo inserto fotografico e una dozzina di mappe completano l’iconografia, mentre l’apparato di note e quello bibliografico è imponente.
Tecnologia&Difesa, luglio 2006. E’ sbagliato ridurre la campagna d’Italia a momenti importanti, ma non definitivi, quali la resistenza dei parà tedeschi a Cassino nel ’44 sulla Linea Gustav e lo sfondamento della Linea Gotica da parte degli alleati nel ’45. (…) Né si deve pensare alla Linea Gotica (chiamata dai tedeschi Grüne Linie, linea verde) come a un’unica trincea fortificata che correva sul crinale appenninico, dal Tirreno all’Adriatico. La Grüne Linie, come ebbero modo di sperimentare a loro spese gli Alleati, era composta da più linee difensive, articolate oltre che sui rilievi appenninici anche lungo i fiumi quali il Senio e il Santerno e su sbarramenti difensivi in pianura. Il complesso sistema si basava – in linea con quanto già fatto fin dal ripiegamento dalla Sicilia nel 1943 – sull’attuazione di una strategia difensiva su più linee, che dovevano servire a contrapporre alla superiorità in mezzi e uomini degli Alleati, la maggior capacità dei tedeschi di sfruttare le caratteristiche geografiche della penisola.
Come scrive Rino Moretti, ancora una volta la Wehrmacht dette prova di maggior duttilità, soprattutto a livello dei quadri di comando intermedi, ufficiali e sottufficiali, rispetto ai rigidi schemi operativi adottati dalle unità alleate durante l’avanzata in Italia. Infatti il soldato tedesco era addestrato a combattere secondo la Auftragstaktik (tattica dell’incarico), al contrario della Befehlstaktik (tattica dell’ordine) degli Alleati. La battaglia dell’Argenta Gap, così venne chiamata dagli inglesi, fu l’ultima della campagna d’Italia e ne costituisce l’ennesima riprova. Gli esperti uomini della 29ª divisione Panzer Grenadier tennero inchiodati per ben cinque giorni i fanti della 56ª divisione inglese, permettendo alle colonne dei feriti e alle unità tedesche in ripiegamento di attraversare il Po con mezzi di fortuna, a pochi giorni ormai dalla fine della guerra.
RID Rivista Italiana Difesa, settembre 2008. Un libro importante per conoscere una battaglia poco nota sul suolo del nostro Paese, che mise a confronto gli Eserciti ma anche gli Italiani dei due schieramenti. E allora il volume è divenuto anche un tassello nella ricomposizione della nostra memoria storica, che non deve dimenticare né emarginare nessuna delle sue componenti.
One may wonder: why did the commander of Army Group C, General von Vietinghoff, leave his divisions to defend the Senio line, knowing that this decision would have led to certain defeat? One may also ask: why did General McCreery, in the presence of a more plausible alternative, decide to direct the attack through the Argenta Gap, one of the strongest points of the Genghis Khan line of defence?
As Moretti writes, two astounding errors preceded this battle. The first was committed by the Germans: both Kesselring and von Vietinghoff, aware of the danger their troops were running, requested from General Headquarters (OKW) greater flexibility in conducting operations, in order to prepare the retreat to the north of the river Po. Hitler, however, demanded the defence of every inch of land, thus condemning his divisions to a disastrous defeat. The second error was committed by McCreery, commander of the 8th British Army. He took no heed of the opinion of, first, Alexander and then Clark, who thought that the main offensive should have been made not through the marshlands and minefields of the Argenta Gap, but further west, along the Massalombarda-Budrio line. This direction would have allowed for use of their superior armoured vehicles and a more rapid advance.
McCreery wanted to carry out his complicated plan which consisted of by-passing Argenta from the east with fleets of tracked amphibious vehicles (LVT).These proved to be unsuitable for the muddy shallows of the marshlands and were unable even to get over the banks of a small canal at Fiorana (Bando): here a strong garrison of the 29th Panzer Grenadier division destroyed about 15 vehicles and held up for five days the infantry of the 56th division, leading to the failure of the Impact Royal operation. On the other hand, if that column of LVTs (about one hundred) had succeeded in getting through, it would have offered its flank to enemy fire, which had at its disposal, at Fiorana, three-five tanks with 75 mm cannons, so there would have been an even greater massacre, confirming that the plan was unfeasible.
In the author’s opinion, a senseless decision was made in the tactical use of strategic RAF bombers along the axis of Bastia-Argenta-Portomaggiore, where, during night-time bombardments, about 700 tonnes of explosive bombs and firebombs were dropped, leading to destruction amounting to 75-80% and dozens of deaths. In these towns there were no presumed «troop concentrations» nor «supply and ammunition dumps»: the defence positions had been constructed in previous months in the countryside and along the banks of the waterways. Such bombardments could not affect the peril of the minefields or the flooded land, nor could they break the communication line with the front as there were alternative roads. If the battle of the Argenta Gap was a historical event, this was due to the strength of the 29th division: despite arriving late on the battlefield, with its available armoured vehicles and the determination of its men, it was able for some days to halt the advance of the 8th British Army.
On the front of the 5th Army, the Americans, once they had overcome the substantial defences of the Apennines, reached the Po on 22 April, one day ahead of the English, in spite of the fact that they had started the offensive five days later, setting out from positions further away and clearly had fewer forces, this being a further demonstration that the plan of McCreery was a mistake. In the war cemetery of the Argenta Gap, set up by the English in this town on the spot where, on 19 April, the battle ended victoriously, 625 soldiers of the Commonwealth are buried, of which about 500 died in the battle thus named. The Germans suffered about 400 losses, buried in the war cemetery of Costermano (VR), while the civilian victims (died, wounded, missing) of the Argenta Gap amounted to about 1000. This book received favourable reviews in the press and leading journals of military history.
Recensioni
Il nuovo Corriere Padano, giugno-luglio 2005. L’autore del libro, Rino Moretti, con un lungo e meticoloso lavoro di ricerca, dipinge con efficacia e realismo il quadro dell’ultima battaglia della campagna d’Italia.
Rivivere la Storia, luglio-agosto 2005. È un libro da leggere perché l’Argenta Gap è su tutte le cartine militari della seconda guerra mondiale. Strategie, errori e ricordi dei sopravvissuti, per conoscere una pagina fondamentale del conflitto in Italia.
Panorama Difesa, agosto-settembre 2005. Il libro è ben strutturato, ricco di informazioni eppure mai noioso. Si fa particolarmente apprezzare l’uso alternato delle fonti cartacee e di quelle orali – raccolte dallo stesso autore – che danno grande efficacia alla narrazione, oltre a essere il modo migliore di raccontare la storia. Il racconto della battaglia occupa le prime 216 pagine (bellissimo l’ultimo capitolo "Politica e strategia"), mentre le restanti, quasi la metà dell’intero volume, sono riempite da ben 11 appendici, una dozzina di cartine, 8 pagine di foto fuori testo, un glossario molto utile e la nutrita bibliografia. In definitiva, un lavoro eccellente destinato a rimanere e che per questo si fa perdonare il prezzo.
Storia & Battaglia, settembre 2005. Nelle ultime fasi della campagna d’Italia, la stretta di Argenta rivestiva un ruolo importante sulla strada per Venezia e il Nord, dato che il fronte si sviluppava in quell’area fra paludi e campi minati difficili da superare. Quelle drammatiche settimane sono illustrate con precisione e dovizia di particolari, per quanto riguarda i militari impegnati in questi duri scontri, ma anche riguardo al ruolo della popolazione civile, che si trovò in mezzo ai due fuochi.
Aeronautica &Difesa, settembre 2005. La battaglia finale di questa campagna fu lo scontro per il passaggio della strozzatura che gli inglesi chiamarono Argenta Gap. A questo tema si è dedicato Rino Moretti che, interessato da sempre alla storia della sua città, ha voluto scrivere questa approfondita e circostanziata analisi della battaglia nella quale la cittadina emiliana rimase distrutta per oltre il 70% ed ebbe quasi 1.000 morti. Il suo approfondimento è notevole, con una dozzina di cartine e molte tabelle riassuntive della composizione delle forze in campo. La battaglia di Argenta, infatti, negli ultimi giorni dell’aprile 1945 vide contrapposte ingenti forze degli Alleati, dei tedeschi e degli italiani. Il libro di Moretti è assolutamente consigliabile a chi voglia un’informazione completa delle vicende italiane nella Seconda Guerra Mondiale.
Storia Militare, ottobre 2005. L’autore di questo volume si è avvalso non solo di una vasta bibliografia sull’argomento, ma ha svolto anche approfondite ricerche d’archivio, affiancate da interviste a testimoni dei fatti narrati, per arrivare a esporre in modo dettagliato ed esauriente un’operazione militare complessa quale fu quest’ultima "spallata" degli Alleati alle forti difese tedesche sul fronte italiano. Un’opera, nel suo complesso, ben strutturata e di sicuro interesse per gli studiosi e gli appassionati di storia militare.
Rievocare, novembre-dicembre 2005. Il resoconto della battaglia dell’Argenta Gap è fatto in modo esauriente e comprensibile, con un uso alternato da parte dell’autore Rino Moretti, originario di Argenta e quindi legato sentimentalmente ai luoghi dove si svolse la battaglia, di fonti documentarie e di ricordi di testimoni. Si segnala l’ultimo capitolo, "Politica e strategia", come importante analisi della tecnica difensiva attuata da Kesselring nella campagna d’Italia, gli errori commessi dai comandi anglo-americani e il progressivo spostamento del baricentro decisionale dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. Completano il libro 11 appendici, una dozzina di cartine, 8 pagine di foto, un glossario e la nutrita bibliografia.
La Nuova Ferrara, 31 gennaio 2006. Argenta fu distrutta inutilmente. «Fu un’inutile dimostrazione di forza: il fatto è che il generale Richard McCreery era incapace di formulare un piano che con il minimo di vittime e distruzioni conseguisse una vittoria che, vista l’enorme sproporzione delle forze in campo, era già certa». Queste considerazioni Moretti le ha scritte nel suo libro Argenta Gap, l’ultima battaglia della campagna d’Italia, aprile 1945.
La Libreria Militare, aprile-giugno 2006. Viene descritto l’ultimo scontro campale della campagna d’Italia prima del collasso finale del fronte. Le vicende sono ricostruite sulla base di una copiosa documentazione ufficiale e numerosi vividi ricordi di reduci e abitanti di quei luoghi. Un piccolo inserto fotografico e una dozzina di mappe completano l’iconografia, mentre l’apparato di note e quello bibliografico è imponente.
Tecnologia&Difesa, luglio 2006. E’ sbagliato ridurre la campagna d’Italia a momenti importanti, ma non definitivi, quali la resistenza dei parà tedeschi a Cassino nel ’44 sulla Linea Gustav e lo sfondamento della Linea Gotica da parte degli alleati nel ’45. (…) Né si deve pensare alla Linea Gotica (chiamata dai tedeschi Grüne Linie, linea verde) come a un’unica trincea fortificata che correva sul crinale appenninico, dal Tirreno all’Adriatico. La Grüne Linie, come ebbero modo di sperimentare a loro spese gli Alleati, era composta da più linee difensive, articolate oltre che sui rilievi appenninici anche lungo i fiumi quali il Senio e il Santerno e su sbarramenti difensivi in pianura. Il complesso sistema si basava – in linea con quanto già fatto fin dal ripiegamento dalla Sicilia nel 1943 – sull’attuazione di una strategia difensiva su più linee, che dovevano servire a contrapporre alla superiorità in mezzi e uomini degli Alleati, la maggior capacità dei tedeschi di sfruttare le caratteristiche geografiche della penisola.
Come scrive Rino Moretti, ancora una volta la Wehrmacht dette prova di maggior duttilità, soprattutto a livello dei quadri di comando intermedi, ufficiali e sottufficiali, rispetto ai rigidi schemi operativi adottati dalle unità alleate durante l’avanzata in Italia. Infatti il soldato tedesco era addestrato a combattere secondo la Auftragstaktik (tattica dell’incarico), al contrario della Befehlstaktik (tattica dell’ordine) degli Alleati. La battaglia dell’Argenta Gap, così venne chiamata dagli inglesi, fu l’ultima della campagna d’Italia e ne costituisce l’ennesima riprova. Gli esperti uomini della 29ª divisione Panzer Grenadier tennero inchiodati per ben cinque giorni i fanti della 56ª divisione inglese, permettendo alle colonne dei feriti e alle unità tedesche in ripiegamento di attraversare il Po con mezzi di fortuna, a pochi giorni ormai dalla fine della guerra.
RID Rivista Italiana Difesa, settembre 2008. Un libro importante per conoscere una battaglia poco nota sul suolo del nostro Paese, che mise a confronto gli Eserciti ma anche gli Italiani dei due schieramenti. E allora il volume è divenuto anche un tassello nella ricomposizione della nostra memoria storica, che non deve dimenticare né emarginare nessuna delle sue componenti.

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